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Strumento 1: Le attività sulla valigia

Tipologia Strumento

Titolo

Strumento 1: Le attività sulla valigia

Descrizione

Per vedere e usare le attività sulla salute cfr. A. Sgaglione-T. de Rogatis, Materiali A1 e Materiali B2, in T. de Rogatis-A. Bazzoni-A. Sgaglione, Benessere Lingue Migrazioni. Metodi integrati tra medicina narrativa e storytelling in un protocollo linguistico (edizione bilingue italiano-inglese), Studi e ricerche, edizioni Unistrasi open access, 2026. Il volume è consultabile e scaricabile dalla prima sezione di Altri spazi in questo sito. Cfr. in particolare: terza parte A2, attività 6a e 6b; terza parte B1 attività 8a e 8b, pp. 76-77, pp. 130-131.

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Il viaggio migratorio è spesso complesso e segnato da cambiamenti, difficoltà e speranze: non è solo uno spostamento fisico, ma un processo che trasforma identità, relazioni e visione del mondo. Per molte persone immigrate comprende tappe diverse, partenze e ritorni, diventando parte centrale della propria storia e memoria. Le attività didattiche sul tema del viaggio migratorio possono svilupparsi attraverso narrazioni autobiografiche, mappe dei percorsi e laboratori espressivi. Strumenti come fotografie, diari, video e testimonianze orali aiutano a dare voce alle esperienze. Noi, invece, abbiamo scelto di mettere al centro delle riflessioni la valigia, in quanto silenziosa testimone del viaggio migratorio. La valigia ha un profondo valore simbolico: non è solo un contenitore di oggetti utili alla vita quotidiana, ma è uno spazio intimo che racchiude affetti, ricordi e frammenti di identità. In essa trovano posto fotografie, piccoli ricordi significativi, talvolta segreti, che permettono di mantenere un legame con il passato e con i luoghi lasciati. La valigia diventa così una sorta di ponte tra ciò che si è stati e ciò che si diventerà, accompagnando la persona lungo un percorso di trasformazione, adattamento e costruzione di nuove appartenenze. Aprire la valigia è un atto profondamente intimo che raramente avviene in pubblico. Rappresenta uno spazio personale e protetto, la parte meno esposta del viaggio, dove si custodiscono non solo oggetti, ma anche memorie e legami affettivi. Quando, in alcuni casi, la valigia deve essere aperta per controlli, questo atto può risultare disturbante: ciò che è privato viene improvvisamente esposto allo sguardo esterno, generando una sensazione di vulnerabilità e di perdita di controllo. Nel percorso, noi proponiamo due attività che hanno al centro la valigia: nella prima, essa viene metaforicamente aperta con delicatezza e rispetto, trasformandosi in uno spazio di riflessione condivisa. Si propone di immaginare di partire per un viaggio migratorio e di scegliere cosa portare con sé, tenendo conto che si tratta di persone che hanno già vissuto questa esperienza. La selezione degli oggetti diventa così un modo per rileggere il proprio percorso, dare valore ai ricordi e riconoscere ciò che è davvero essenziale. Non è solo un esercizio pratico, ma un momento di consapevolezza, in cui si possono esprimere emozioni, bisogni e significati profondi legati al proprio viaggio. Nella seconda attività si chiede, adesso che le persone sono in Italia, cosa è rimasto nel bagaglio del loro passato, cosa è utile per il presente o per il futuro. L’attività favorisce un processo di consapevolezza e rielaborazione, rafforzando il senso di continuità tra passato e presente. Allo stesso tempo, valorizza l’esperienza migratoria intesa non solo come perdita o rottura, ma anche come fonte di apprendimento e crescita personale, sostenendo l’autostima e il riconoscimento della propria storia.

Istruzioni e Modalità di utilizzo

Questa attività permette di far “aprire la valigia” in modo diverso: non sotto lo sguardo degli agenti di dogana per un controllo, ma come un atto a favore della persona che l’ha preparata. Diventa uno spazio sicuro e intenzionale, in cui ciascuno può rimettere mano al proprio bagaglio, non per giustificarsi ma per rileggersi. La persona ha l’occasione di riorganizzare i propri oggetti, scegliere cosa portare ancora, introdurne di nuovi, liberarsi da ciò che è superfluo. La valigia diventa così uno spazio di cambiamento, in cui alleggerirsi dei pesi ingombranti, prepararsi a future avventure e riflettere su ciò che sostiene o appesantisce. Il confronto con gli altri arricchisce questa esperienza, mostrando diverse prospettive sul valore di ciò che si porta con sé. Da questa attività, un docente o un operatore può imparare molto sull’esperienza migratoria, al di là degli aspetti logistici o materiali: osservando come le persone scelgono, riorganizzano o lasciano andare gli oggetti, emergono bisogni, valori, ricordi e risorse personali che spesso restano invisibili.

Riferimenti bibliografici e approfondimenti

Bhabha H.  (2001), I luoghi della cultura, traduzione di Antonio Perri, Roma, Meltemi (or.: The Location of Culture, 1994).

De Micco V. (2024), L’inquietante intimità. Legami e fratture nei transiti migratori, Alpes, Roma.

Losi N. (2010), Vite altrove. Migrazione e disagio psichico,  Feltrinelli, Milano.

Scego I. (2005), Dismatria, in Igiaba Scego / Laila Wadia / Gabriella Kuruvilla / Ingy Muyaba, Pecore nere. Racconti, a cura di Flavia Capitani e Emanuele Coen, Roma-Bari, Laterza, pp. 5-21