Archivio Digitale

Ti diamo il benvenuto nella prima pagina dell’archivio Benessere Lingue Migrazioni (Risorse e metodi di medicina narrativa per un archivio dei traumi migratori). Questo archivio è un progetto interdisciplinare dell’ecosistema sanitario toscano e dell’Università per Stranieri di Siena (Pnrr/The spoke 10/5 a cura di Tiziana de Rogatis (creatrice e coordinatrice del progetto), Alberica Bazzoni (ricercatrice  del progetto) e Andreina Sgaglione (collaboratrice scientifica del progetto;; per ulteriori informazioni, cfr.Team di progetto, in Introduzione al progetto).  Se ti trovi qui, è perché stai cercando soluzioni pratiche e risorse del pensiero in relazione ad una esperienza decisiva che può vivere una persona legata in qualche misura al contesto migratorio. Questa esperienza è il nesso che si crea nei contesti migratori, anche di seconda o terza generazione, tra il benessere e/o malessere della persona e le sue lingue. Quando parliamo di lingue nel contesto migratorio, intendiamo un mondo interiore ed eterogeneo, composto dalla lingua di origine o madre lingua del Paese di origine, dalla lingua di adozione del Paese di accoglienza e dal repertorio espressivo degli altri linguaggi comunicativi e/o creativi di ogni persona.Nel contesto migratorio, la prima declinazione del benessere è linguistica. Come sottolinea la scrittrice italo-indiano-americana Jhumpa Lahiri,  «quando si vive senza la propria lingua ci si sente senza peso e, allo stesso tempo, sovraccarichi»: «si respira un altro tipo di aria, a una diversa altitudine»; «si è sempre consapevoli della differenza».

Abbiamo costruito questo archivio sulla base della struttura architettonica delle stanze, un principio organizzativo e metaforico pensato per contenere il disorientamento inevitabile generato in ciascuno di noi dalle dimensioni multiculturali delle società contemporanee. Le stanze sono concepite come spazi raccolti e accoglienti, definiti dal tema portante di cui ci si occupa in quello specifico ambiente: per esempio, la stanza delle lingue, la stanza della salute e del benessere, la stanza delle valigie e della nostalgia, la stanza dei semi,  dei sogni e dei desideri. Le stanze sono quindi grandi involucri esperienziali. Il loro titolo e contenuto tematico sono ricavati dalla ricerca sul campo  in Toscana, in classi di lingua italiana per persone immigrate e in laboratori all’interno di centri di accoglienza rivolti in modo specifico alle donne (cfr. Altri spazi, I luoghi dell'accoglienza).  Le stanze accolgano il disorientamento multiculturale senza, per un verso, semplificarlo con categorie rigide ma senza, per l’altro, esasperarlo con un eccessivo accumulo di dati. Secondo il metodo della medicina narrativa. lo scopo delle stanze è quindi quello di supportare con una serie di strumenti e materiali la relazione che si stabilisce tra chi opera in contesti sanitari, intercculturali e scolastici e la persona immigrata, o proveniente da una storia familiare e/o comunitaria di migrazione.

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Questa sezione estende la metafora architettonica delle stanze e della casa a nuovi spazi, che possono consolidare ulteriormente l’esperienza di accoglienza e di appartenenza all’interno della casa mobile di questo archivio. La sezione è introdotta dall’immagine di una porta che si apre, mostrandoci degli spazi inaspettati. Secondo il metodo della medicina narrativa, lo scopo di questi altri spazi è, ancora una volta, quello di supportare con ulteriori strumenti e racconti la relazione che si stabilisce tra chi opera in contesti sanitari, interculturali e scolastici e la persona immigrata, o proveniente da una storia familiare e/o comunitaria di migrazione. Abbiamo scelto di inserire come primo spazio il volume Benessere Lingue Migrazioni. Metodi integrati tra medicina narrativa e storytelling in un protocollo linguistico (edizione bilingue italiano-inglese) (Studi e ricerche / edizioni Unistrasi open access), perché è strettamente interconnesso a questo archivio. Se questo archivio ti coinvolgerà e ti convincerà, ti suggeriamo allora di scaricare e consultare anche il volume. 

  Entrando e uscendo dalle stanze e dagli altri spazi, si delinea anche una casa, vale a dire una forma che accoglie, ancora una volta, il disorientamento delle attuali società multiculturali. Un aspetto decisivo di questa casa/archivio è l’homing, cioè il ritrovarsi, il fare casa al di là della casa originaria e ormai perduta. Riprendendo questa dimensione dal mondo multiculturale, l’homing innesta in una dimensione mobile degli elementi di appartenenza affettiva solidi e duraturi. Crediamo che questa casa mobile, composta da strumenti e materiali al tempo stesso radicati e in metamorfosi, debba essere costruita e abitata non solo dalle persone immigrate, o provenienti da una storia familiare e/o comunitaria di migrazione, ma anche da chi opera in contesti sanitari, interculturali e scolastici.

incrementare il proprio vocabolario è esattamente ciò che dÀ origine alla felicità

Laura Imai Messina

Wa. La via giapponese all'armonia
Milano, Vallardi 2018