Stanza 6: La stanza delle valigie e della nostalgia (a cura di Tiziana de Rogatis e Andreina Sgaglione)
Titolo
- Stanza 6: La stanza delle valigie e della nostalgia (a cura di Tiziana de Rogatis e Andreina Sgaglione)
Che cos'è
Questa stanza esplora il sentimento della nostalgia delle persone immigrate verso le proprie origini a partire da un oggetto dal forte valore simbolico nei contesti migratori e diasporici: la valigia. Al centro di Dismatria, un racconto della scrittrice afroitaliana Igiaba Scego, ci sono proprio le valigie di un’intera famiglia. Da questa breve storia, esse emergono prima di tutto come un dato concreto. La vicenda ruota infatti intorno all’appartamento di una famiglia somala esiliata a Roma, a causa della diaspora dal proprio Paese. In questo spazio precario, le valigie sono ovunque e ogni componente del nucleo familiare ne ha più d’una. La diaspora somala, iniziata nel 1991, tiene in eterna attesa i somali «dismatriati». Questa parola inventata da Igiaba Scego (un neologismo, quindi) definisce l’essere ‘espatriati’ ma lo fa in modo più espressivo, più estremo. I «dismatriati» sono infatti gli espatriati cui «è stato tagliato il cordone ombelicale che li legava alla (…) matria, alla Somalia»: sono espatriati «orfani», separati brutalmente della «matria» cioè della madre-terra di origine (Dismatria).
Non provvedere all’acquisto di armadi capienti consente ai dismatriati di vivere nell’illusione di un imminente ritorno in Somalia. I dismatriati sono quindi immersi in una nostalgia perenne, rinnovata dalla stessa precarietà dello spazio domestico assediato dalle valigie. Ma lo scontro tra la madre e la figlia di questo nucleo familiare scioglie il nodo e mostra che è possibile immaginare una vita all’interno della quale la nostalgia nutre e non ostacola il radicamento in una nuova vita. Nel momento in cui va a vivere da sola, la figlia decide infatti di comprare per la propria casa degli armadi capienti. La scelta la spinge a uno scontro con la madre, che difende invece la pratica della valigia come contenitore della speranza nel ritorno in Somalia, al costo di una vita quotidiana sempre provvisoria. Alla fine del racconto, arriva tuttavia anche una reciproca comprensione. La madre mostra alla figlia il contenuto della sua valigia più misteriosa e più amata, mai aperta finora davanti alla famiglia: contiene oggetti ricordo di Roma, la città della sua migrazione: un luogo amato quindi segretamente quanto la Somalia.
Contenuto
La stanza contiene strumenti e materiali sul tema del viaggio migratorio. Tale viaggio è spesso complesso e segnato da cambiamenti, difficoltà e speranze: non è solo uno spostamento fisico, ma un processo che trasforma identità, relazioni e visione del mondo. Per le persone immigrate, il viaggio rappresenta una dimensione fondamentale dell’esistenza: in questo caso non solo il percorso verso l’Italia, ma anche i molteplici spostamenti precedenti che contribuiscono a costruire la memoria e il senso di appartenenza.
Utilizzo
La stanza può essere usata quando la persona immigrata ha bisogno di rielaborare il dolore generato dalla nostalgia per le proprie radici. Gli strumenti e i materiali aiutano a superare la rigida alternativa tra l’appartenenza al Paese di origine e l’appartenenza al Paese di adozione. Creando un «terzo spazio» (Bhabha 2001: 58), cioè uno spazio intermedio tra questi due mondi e la loro drastica separazione. Gli strumenti e i materiali della stanza sono pensati in analogia con il contenuto della valigia materna, alla fine del racconto di Igiaba Scego (cfr. introduzione alla Stanza). La valigia materna, simbolo della nostalgia per la Somalia, racchiude in sé in realtà oggetti amati della propria vita nella città di adozione: Roma. L’attività mostra che è in realtà possibile mescolare i due mondi e vivere una appartenenza simultanea a entrambi.
