Strumento 1: La storia di Alexandra
Titolo
- Strumento 1: La storia di Alexandra
Descrizione
Si tratta della storia di una principessa che è stata costretta a lasciare il suo regno. La scelta di una figura regale non è casuale, ma rimanda allo status elevato che, in alcuni casi, le persone immigrate possedevano nel contesto di origine. La migrazione può comportare la perdita di privilegi, di continuità lavorativa e di identità familiari e professionali, costringendo le persone a una ridefinizione di sé in contesti in cui il capitale sociale e simbolico precedentemente acquisito non è più riconosciuto. Il regno sotto attacco rappresenta metaforicamente le condizioni che spesso sono all’origine della migrazione, quali guerre, instabilità politiche, difficoltà economiche, carestie, disastri climatici. Avendo perduto il suo regno, la principessa Alexandra va in esilio in un Paese sconosciuto: una condizione che la fa soffrire profondamente e la spinge a cercare una cura. In questo contesto Alexandra smarrisce la strada e vive un profondo disorientamento. Lo smarrimento del cammino diventa così metafora del disorientamento esistenziale che accompagna molte esperienze migratorie, mentre il congelamento delle emozioni e la difficoltà a orientarsi nel nuovo contesto suggeriscono una condizione di trauma non elaborato, che può essere letta, in chiave narrativa, come una frattura nella continuità della propria storia di vita. Il finale della storia è volutamente aperto e non coincide con una guarigione rapida o definitiva, ma con l’apertura di una scelta: la possibilità di intraprendere un percorso di cura, di rimandarlo o di rifiutarlo.
Il contenuto dello strumento: La storia della principessa Alexandra
C’era una volta Alexandra, una principessa di un paese lontano. Per proteggere il suo regno che era sotto attacco, ha affrontato delle guerre e ha sopportato la fame e il freddo. Ha dovuto lasciare la sua casa, i suoi genitori anziani e la persona che ama. Ha perso molti amici e anche la sua cagnolina Luna. Adesso Alexandra è in una terra straniera, incapace di trovare la sua strada… anche se ormai non la cerca più. Alexandra immagina sé stessa come una giovane donna che trascina pesanti valigie. Il freddo è intenso. Il suo cuore è ghiacciato ed è sola. Anche il bosco è ghiacciato. Ovunque si trovi, è sempre altrove: in un luogo silenzioso, lontano dai suoni della vita.
Non si ricorda più le cose belle di un tempo. Non sorride e non parla. Una donna del posto la porta da Florence, una dottoressa. Troverà una soluzione?
Istruzioni e Modalità di utilizzo
In questa attività va in scena il potere delle storie in una chiave di medicina narrativa. Le storie aiutano a ridurre il senso di isolamento, ma possono anche mostrare diversi modi di affrontare le difficoltà, aiutando la persona a immaginare possibilità di cambiamento, forza e guarigione. Dopo aver ascoltato la storia, si può chiedere cosa si pensa del personaggio, cosa si sarebbe potuto fare al suo posto o se alcune parti rievocano esperienze simili. Questo rende più facile passare gradualmente dal parlare della storia al parlare di sé. L’immedesimazione delle persone immigrate è stimolata anche da una serie di attività attraverso le quali gli apprendenti sono sollecitati a raccontare i punti di vista degli altri personaggi coinvolti, interagendo così ulteriormente con Alexandra (per ulteriori approfondimenti cfr. i contributi di T. de Rogatis e A. Sgaglione, nella parte seconda di T. de Rogatis, A. Bazzoni, A. Sgaglione, Benessere Lingue Migrazioni. Metodi integrati tra medicina narrativa e storytelling in un protocollo linguistico consultabile e scaricabile nella sezione di questo archivio Altri spazi).
I benefici della storia si possono così riassumere:
Validazione
La storia fa sentire la persona vista, riconosciuta e meno sola nella propria esperienza.
Rilevanza ed empatia
Identificarsi con il personaggio favorisce empatia e può aprire alla comprensione e all’autocompassione. L’identificazione può avvenire anche con i personaggi secondari della storia favorendo così una riscrittura della narrazione da altri punti di vista e sollecitando dunque una partecipazione attiva della persona immigrata e del suo sistema di valori (cfr. attività 7a, seconda parte livelli A2/B1in A. Sgaglione-T. de Rogatis, I materiali A2 e A. Sgaglione-T. de Rogatis, I materiali B1, in T. de Rogatis, A. Bazzoni, A. Sgaglione, Benessere Lingue Migrazioni. Metodi integrati tra medicina narrativa e storytelling in un protocollo linguistico, consultabile e scaricabile nella sezione di questo archivio Altri spazi).
Accessibilità e applicabilità
le storie rendono i concetti più semplici e mostrano come tradurli dalla teoria alla pratica.
Privacy e riduzione dello stigma
Parlare di Alexandra permette di affrontare indirettamente temi delicati, spesso connessi alla propria stessa esperienza di migrazione. La distanza di sicurezza di questo mondo narrativo protegge la privacy, riduce lo stigma e consente una elaborazione progressiva dell’eventuale malessere migratorio.
Riferimenti bibliografici e approfondimenti
Charon R. (2019), Medicina narrativa. Onorare le storie dei pazienti, traduzione di Delorenzo C., Milano, Raffaello Cortina Editore (or.: Narrative Medicine. Honoring the Stories of Illness, 2004).
De Rogatis T. (2026), La medicina narrativa, i traumi migratori e le immagini/metafore. Una introduzione ai materiali A2 e B1, in T. de Rogatis, A. Bazzoni, A. Sgaglione, Benessere Lingue Migrazioni. Metodi integrati tra medicina narrativa e storytelling in un protocollo linguistico (edizione bilingue italiano-inglese), Siena, Studi e ricerche (edizione open access Università per Stranieri di Siena), pp. 17-28.
Frank A. (2022), Il narratore ferito. Corpo, malattia, etica, traduzione di Delorenzo C., Torino, Einaudi (or.: The Wounded Storyteller, 1995).
Morris D. B. (2002), Narrative, Ethics and Pain: Thinking with Stories, in Stories Matter. The Role of Narrative in Medical Ethics, edited by Rita Charon and Martha Montello, New York-London, Routledge, 2002, pp. 196-218.
Sgaglione A. (2024), Narrative Medicine and the New Scenarios of Language Learning and Teaching. Linguistic Autobiographies, Translingualisms and Migration Traumas, «Scritture Migranti», n. 18, pp. 245-274 (https://doi.org/10.6092/issn.2035-7141/21132).
Vedovelli M. (2002), Guida all’italiano per stranieri. La prospettiva del Quadro comune europeo per le lingue, Roma, Carocci.
