Strumento 1: Attività del laboratorio di storytelling: parole per le emozioni e l’esperienza migratoria
Titolo
- Strumento 1: Attività del laboratorio di storytelling: parole per le emozioni e l’esperienza migratoria
Descrizione
L’attività si colloca nel contesto dei laboratori di storytelling per donne immigrate. I laboratori sono pensati in un ciclo di 3 o 4 incontri, indicativamente a cadenza settimanale, e possono svolgersi in gruppo, individualmente, o una combinazione delle due, e possibilmente accompagnati da una figura di mediatrice interculturale. Questa attività si fonda sulla libera associazione a partire da alcuni termini legati alle emozioni e all’esperienza migratoria. Sono parole che comprendono connotati positivi, negativi e potenzialmente ambivalenti, e referenti che evocano il passato, il presente e il futuro. Il suggerimento di utilizzo è di osservare insieme la pagina con le parole, assicurandosi sempre che siano comprese nel caso di barriere linguistiche, per poi chiedere di selezionarne alcune (tre o quattro, magari seguite poi da un secondo giro) e di raccontare a cosa le si associa, a cosa fanno pensare, cosa significano per sé. Questa attività costituisce un ottimo strumento per entrare in contatto con le partecipanti e sollecitare il racconto della loro esperienza, del loro stato d’animo, delle loro risorse e orientamento rispetto alla loro condizione presente, lasciando completamente aperta la libertà di selezionare e approfondire gli elementi che sentono propri in quel momento, e di scartare invece ciò di cui si preferisce non parlare. La sollecitazione non invasiva attraverso la scelta di termini variamente connotati serve quindi a porre la persona in una posizione di rafforzata soggettività rispetto alla propria parola, riconoscendo così anche le aree di silenzio. In un’ottica relazionale, anche chi conduce i laboratori e la mediatrice interculturale sono invitate a partecipare attivamente.
Istruzioni e Modalità di utilizzo
Questo strumento consente in primo luogo di instaurare una relazione basata su un’interazione delicata e reciproca, attraverso la quale la persona possa sentirsi incoraggiata a riflettere su di sé e raccontare alcune sfaccettature della propria esperienza. Parole nell’area semantica della “nostalgia”, della “solitudine” e della “tristezza” danno rilievo alla disposizione emotiva della persona nel presente e al suo orientamento rispetto al passato; al contrario, l’area semantica del “futuro”, della “speranza” e della “fiducia” vanno a toccare le risorse concrete e immaginative di cui si avvale la persona in quel momento. I riferimenti a “Il mio paese” e l’“Italia” si affacciano indirettamente sull’esperienza migratoria, aprendo un potenziale racconto sulla propria vita passata, su quanto si è lasciato indietro e quanto si porta con sé, sul rapporto con il paese di arrivo. Parole dalla maggiore intensità emotiva come “rabbia”, “vergogna” e “paura” possono sollecitare un racconto più intimo, legato a eventuali esperienze traumatiche o comunque più dolorose. La parola “silenzio” è inoltre inclusa nel vocabolario proprosto, offrendo così la possibilità di una riflessione proprio sul posto e il ruolo del silenzio, e delle sue violazioni, nella propria storia passata e nella propria vita presente. In tutte queste aree, la relazione che si instaura attraverso la possibilità di governare le aree di parola e le aree di silenzio ridisegna la soggettività delle partecipanti nella produzione della propria autonarrazione.
Riferimenti bibliografici e approfondimenti
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