Strumento 2: Attività del laboratorio di storytelling: lettura di un testo di Dina Nayeri
Titolo
- Strumento 2: Attività del laboratorio di storytelling: lettura di un testo di Dina Nayeri
Descrizione
L’attività si colloca nel contesto dei laboratori di storytelling per donne immigrate. I laboratori sono pensati in un ciclo di 3 o 4 incontri, indicativamente a cadenza settimanale, e possono svolgersi in gruppo, individualmente, o una combinazione delle due, e possibilmente accompagnati da una figura di mediatrice interculturale. Questa attività lavora attraverso l’utilizzo di un testo di Dina Nayeri, scrittrice iraniana rifugiata negli Stati Uniti, incentrato proprio sul racconto di sé da parte di persone rifugiate all’interno di laboratori di storytelling. L’indicazione è di leggere insieme il testo partire da esso per riflettere sul proprio mondo del racconto – in quali contesti si dispiega, chi raccontava quando si era bambine, quali racconti ci piace ascoltare, quand’è che siamo costrette a raccontare e non vorremmo. Nel caso di analfabetismo o scarse competenze di lettura di qualcuna delle partecipanti, si può leggere il testo insieme ad alta voce. Se tutte le partecipanti sono in grado di leggere, può essere stimolante fornire il testo nelle varie lingue, e chiedere a ciascuna di leggere ad alta voce nella propria. Nel caso, al contrario, di buone competenze di lettura e scrittura, si può proporre alle partecipanti di rispondere al testo con un proprio testo. Che sia in forma orale o scritta, si può chiedere alle partecipanti di raccontare una storia – per esempio una fiaba dell’infanzia, o la trama di un film, o un aneddoto tratto dalla propria vita o che ci è stato a sua volta raccontato, o ancora una storia di propria invenzione.
Istruzioni e Modalità di utilizzo
Questa attività stimola l’emersione della consapevolezza da parte delle partecipanti rispetto al proprio ruolo di narratrici della propria storia. Nel confronto con le riflessioni portate da Dina Nayeri, può emergere l’eventuale vissuto delle donne immigrate in relazione al procedimento giuridico che regola l’asilo, e quindi la loro esperienza di dover raccontare le violenze subite davanti a un’autorità al fine di ottenere il diritto a restare in Italia. Stimolando indirettamente una riflessione sulla narratività, a partire dalla propria infanzia, questa attività fa emergere in modo semplice e concreto il rapporto delle donne con il racconto, e quindi con la presa di parola su di sé e sul mondo, nonché con l’organizzazione temporale degli eventi, che può essere messa in crisi dal trauma migratorio. Iniziare raccontando una storia, quindi, è anche un modo per introdurre la dimensione narrativa, senza rivolgerla immediatamente al sé. La presenza nel testo di Nayeri di un riferimento ai laboratori di storytelling si presta poi particolarmente bene a una riflessione condivisa sullo spazio di parola stesso che si sta abitando in quel momento, su cosa ci si può aspettare da esso, su cosa magari genera timore nella prospettiva di aprirsi davanti agli altri, e su quali altri spazi di parola si offrono alla persona nel suo presente, e nel suo passato.
Riferimenti bibliografici e approfondimenti
Bazzoni, A., Laboratori di storytelling con donne immigrate: metodi, attività e materiali, in T. de Rogatis, A. Bazzoni, A. Sgaglione, Benessere Lingue Migrazioni. Metodi integrati tra medicina narrativa e storytelling in un protocollo linguistico (edizione bilingue italiano-inglese), Siena, Studi e ricerche (edizione open access Università per Stranieri di Siena).
De Genova N., Garelli G., Tazzioli M. (2018), Autonomy of Asylum?: The Autonomy of Migration Undoing the Refugee Crisis Script, in «South Atlantic Quarterly», 117, 2, pp. 239–265.
Eakin J. P. (1999), How Our Lives Become Stories: Making Selves, Ithaca-London, Cornell University Press.
Ashwiny O Kistnareddy A. O. (2024), Refugee Memoirs: Kouamé’s «Revenu des ténèbres» (2018) and Dina Nayeri’s «The Ungrateful Refugee» (2019) and the Challenge of Refugee Narratives, in «Forum for Modern Language Studies», 60, 3, pp. 295-314.
Nayeri D. (2020), L’ingrata, Milano, Feltrinelli.
