Archivio Digitale

Strumento 1: L’immagine Seed of self

Tipologia Strumento

Titolo

Strumento 1: L’immagine Seed of self

Descrizione

L’immagine Seed of self dell’artista Verena Wild raffigura una donna simbolicamente rappresentata come un seme. L’immagine richiama il modo in cui, dopo un trauma, molte persone si chiudono per evitare di vivere sensazioni dolorose. È come andare sottoterra dove si seppelliscono i bisogni e le emozioni: una strategia che può proteggere nell’immediato, ma che a lungo andare comporta un prezzo emotivo molto alto. Nello stesso tempo, l’idea del seme e delle radici contiene un potente richiamo a un sonno in grado di generare una rinascita. La metafora del seme è particolarmente potente per rappresentare processi di crescita, trasformazione e potenzialità latenti. Un seme contiene in sé tutto ciò che è necessario per germogliare, ma richiede tempo, condizioni favorevoli e cura per esprimere pienamente la propria vitalità. Ogni seme racchiude la tensione tra attesa e crescita, tra vulnerabilità e potenzialità e può diventare uno strumento simbolico per riflettere sul processo di sviluppo individuale, sull’importanza della pazienza, dell’attenzione e dell’ascolto nel favorire la maturazione di ciò che è ancora nascosto o in nuce. Il suggerimento di utilizzo è quello di proporre questa immagine o quella di Pawel Jonca The seed (disponibile su Internet) e di non forzare l’interpretazione dell’immagine in alcun modo, ma di lasciare libere le persone di esprimere quello che vedono (un uovo, una donna, un feto, …). Si possono fare domande del tipo Ti sei mai sentita/o così?, Che cosa ti ricorda questa immagine?, Ti tramette sensazioni positive o negative?, allo scopo di guidare la discussione in un clima di ascolto e accettazione.

Istruzioni e Modalità di utilizzo

Lavorare su un’immagine del genere può essere molto efficace quando non si impone un’unica interpretazione. Se l’immagine non viene circoscritta in un significato preciso lascia spazio a più letture: la donna raffigurata è morta, dorme, sta per rinascere, oppure non si svilupperà mai. Questa pluralità di interpretazioni non è un limite, ma una forza. Il seme, per sua natura, è ambivalente: contiene vita, ma anche immobilità; promette crescita, ma può restare inattivo. Nell’immagine, quindi, convivono fine e inizio, perdita e possibilità. È proprio in questa narrazione aperta che si inserisce la possibilità di salvezza. La distanza simbolica offerta dall’immagine permette di parlare di sé senza esporsi direttamente. Guardando quel seme – e quella donna che può essere morta, addormentata o in attesa di germogliare – si può riflettere sulla propria condizione. Da una situazione di difficoltà, che può sembrare una fine, può nascere un processo di trasformazione. Come un seme interrato nel buio, anche ciò che appare fermo o perduto può custodire un potenziale di rinascita. L’immagine diventa allora uno spazio sicuro di proiezione, comprensione e speranza: osservando dall’esterno si riesce a riconoscere che dentro ogni crisi può esistere una possibilità di nuova crescita.

Riferimenti bibliografici e approfondimenti

Niconchuk M.  (2020), The Field Guide for Barefoot Psychology, Boston, Beyond Conflict.
Ungar M. (2012), Researching and Theorizing Resilience across Cultures and Contexts, «Preventive Medicine: An International Journal Devoted to Practice and Theory», vol. 55, n. 5, pp. 387-389.
van der Kolk B. A. (2014/2015), The Body Keeps the Score: Brain, Mind, and Body in the Healing of Trauma, Londra, Penguin, 2014. Traduzione italiana: Il corpo accusa il colpo, Milano, Raffaello Cortina, 2015, da cui si cita.