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Strumento 2: Attività del laboratorio di storytelling: domande aperte sulla cura e il benessere nel proprio paese e in Italia

Tipologia Strumento

Titolo

Strumento 2: Attività del laboratorio di storytelling: domande aperte sulla cura e il benessere nel proprio paese e in Italia

Descrizione

Questa attività si colloca nel contesto dei laboratori di storytelling per donne immigrate. I laboratori sono pensati in un ciclo di 3 o 4 incontri, indicativamente a cadenza settimanale, e possono svolgersi in gruppo, individualmente, o una combinazione delle due, e possibilmente accompagnati da una figura di mediatrice interculturale. In questa attività, a seconda della disponibilità delle partecipanti, si possono porre alcune domande più o meno dirette, volte a far emergere il proprio vissuto precedente al viaggio migratorio, a confrontare l’esperienza passata con quella presente, a individuare le risorse e le difficoltà, mettendo a fuoco le forme del benessere, del malessere e della cura nella propria cultura d’origine e in Italia. È fondamentale che le domande non siano poste nella modalità dell’intervista ma come spunto di conversazione, e possono servire nei casi opposti in cui una partecipante non abbia voglia di parlare perché non identifica con certezza cosa le sta venendo chiesto di fare, e possa quindi essere utile un orientamento più direzionato, a partire dalle domande meno personali, o, al contrario, quando c’è già una buona fiducia e si può quindi discorrere apertamente. Quelli riportate qui sono alcuni esempi di come condurre una conversazione sui temi individuati, procedendo in modo graduale ed evitando un approccio invadente o indelicato. Chiaramente questa è solo una traccia di partenza: il grado individuale di apertura delle partecipanti può portare a deviare completamente da queste domande, personalizzandole e seguendo l’andamento della conversazione. L’idea di fondo, comunque, è quella di porre delle domande che parlino della salute, della cura, del benessere e del malessere, coinvolgendo la storia della persona e dalla riflessione sulle differenze culturali, ma senza sconfinare nell’interrogazione diretta del suo stato di benessere/malessere/traumatizzazione presente.

Istruzioni e Modalità di utilizzo

Da queste semplici domande può emergere un intero vissuto relativamente alla salute, alla cura, e al dolore psico-fisico di una persona. Gli spunti di conversazione mirano a illuminare le differenze culturali rispetto a cosa ci si aspetta di fronte alla malattia, in cui viene fatta gravitare la sofferenza post-traumatica, e a chi ci si rivolge (o non ci si rivolge) in cerca di un supporto. Sono domande che possono aprire scenari inediti nel racconto di sé, specialmente laddove il sistema della cura nel proprio paese sia molto diverso da quello italiano, e possono fornire uno spazio perché la persona articoli il proprio vissuto di benessere o malessere secondo le proprie coordinate culturali. Queste domande consentono anche di avvicinarsi ai tabù e alle aree di indicibilità, proponendo una conversazione sulla loro esistenza, su quanto possono differire tra una cultura e l’altra, ma senza entrarvi direttamente. Dal momento che il trauma può costituire una frattura nel senso di sé, e presentarsi attraverso sintomi che coinvolgono elementi cognitivi, affettivi e corporei, il linguaggio del benessere/malessere e il suo inserimento lungo una linea narrativa, che comprende un raffronto fra il paese d’origine e l’oggi, fornisce uno strumento utile per la narrativizzazione del trauma. Come per tutte le attività dei laboratori, anche l’uso di domande aperte è da intendersi in una chiave relazionale. È importante infatti accompagnare un ascolto attento e rispettoso alla condivisione, qua e là, della propria esperienza, così da instaurare una relazione fondata sulla reciprocità.

Riferimenti bibliografici e approfondimenti

Bazzoni, A. (2026), Laboratori di storytelling con donne immigrate: metodi, attività e materiali, in T. de Rogatis, A. Bazzoni, A. Sgaglione, Benessere Lingue Migrazioni. Metodi integrati tra medicina narrativa e storytelling in un protocollo linguistico (edizione bilingue italiano-inglese), Siena, Studi e ricerche (edizione open access Università per Stranieri di Siena).

Bert G. (2015), Medicina narrativa. Storie e parole nella relazione di cura, Roma, Il Pensiero Scientifico Editore.

Charon R. (2019), Medicina narrativa. Onorare le storie dei pazienti, traduzione di Christian Delorenzo, Milano, Raffaello Cortina Editore.

de Rogatis T. (2026), La medicina narrativa, i traumi migratori e le immagini/metafore. Una introduzione ai materiali A2 e B1, in T. de Rogatis, A. Bazzoni, A. Sgaglione, Benessere Lingue Migrazioni. Metodi integrati tra medicina narrativa e storytelling in un protocollo linguistico (edizione bilingue italiano-inglese), Siena, Studi e ricerche (edizione open access Università per Stranieri di Siena).

De Micco V. (2017), Il trauma migratorio, in «La ricerca - Spi Web», https://www.spiweb.it/la-ricerca/ricerca-psicoanalisi/trauma-migratorio/.

De Micco V. (a cura di) (2002), Le culture della salute. Immigrazione e sanità: un approccio transculturale, Liguori, Napoli.

Zorzetto S. (a cura di) (2019), Richiedenti asilo e rifugiati fra clinica e territorio, Paderno Dugnano, Edizioni Colibrì.