Strumento 1: Attività del laboratorio di storytelling: lettura di poesie
Titolo
- Strumento 1: Attività del laboratorio di storytelling: lettura di poesie
Descrizione
L’attività si colloca nel contesto dei laboratori di storytelling per donne immigrate. I laboratori sono pensati in un ciclo di 3 o 4 incontri, indicativamente a cadenza settimanale, e possono svolgersi in gruppo, individualmente, o una combinazione delle due, e possibilmente accompagnati da una figura di mediatrice interculturale. Questa attività lavora attraverso l’utilizzo di testi poetici. La selezione qui proposta contiene poesie scritte da persone immigrate in Italia (tratte dalla raccolta: Immicreando. Racconti e poesie di migranti, a cura dell’Arcidiocesi di Milano – Ufficio per la Pastorale dei Migranti, e dalla Fondazione ISMU, 2007). Si tratta di testi semplici dal punto di vista concettuale e formale, ma sufficientemente profondi ed evocativi da fornire uno stimolo immaginativo, emotivo, memoriale, riflessivo o liberamente associativo. Insieme, le tre poesie interrogano la temporalità affettiva dell’esperienza migratoria, coinvolgendo la dimensione della nostalgia per il passato, la paura e l’incertezza del presente, e la speranza del futuro. L’idea alla base è quella di usare il testo come un riferimento da cui partire per rapportarvisi con le proprie emozioni, le proprie interpretazioni, la propria esperienza, il proprio immaginario.
Nel caso di analfabetismo o scarse competenze di lettura di qualcuna delle partecipanti, si possono leggere i testi insieme ad alta voce. Se tutte le partecipanti sono in grado di leggere, può essere stimolante fornire i testi nelle varie lingue, e chiedere a ciascuna di leggere ad alta voce nella propria.
Nel caso, al contrario, di buone competenze di lettura e scrittura, si può proporre alle partecipanti di rispondere alle poesie con un proprio testo, in forma di un’altra poesia, oppure esprimendo le emozioni e i pensieri suscitati da quel testo, o ancora raccontando qualcosa di sé in relazione alla poesia. In un’ottica relazionale, anche chi conduce il laboratorio è invitat* a partecipare attivamente con il proprio vissuto, sempre con una particolare attenzione a non togliere spazio alle voci delle partecipanti.
Istruzioni e Modalità di utilizzo
Il lavoro sul racconto di sé a partire da queste poesie consente di avvicinarsi al vissuto traumatico delle protagoniste, in maniera indiretta e mediata dall’esperienza altrui. La prima poesia, di Jamila Ennesri, “La mia Africa”, si concentra sul passato, attraverso la lente della nostalgia, ma anche della risorsa che il legame con le proprie origini può rappresentare. Porta sulla pagina una dimensione fortemente sensoriale, fatta di immagini, odori e sensazioni, e una dichiarazione di amore per la propria terra, che viene riscattata in contrasto con la rappresentazione negativamente limitata che ne viene data qui. La seconda poesia, “Paura” di Ilir Kolmarku, è invece un testo che si riferisce al presente ed è abitato da sensazioni negative, improntate a un senso di intrappolamento, di sospensione, di vita sottratta, ma anche da ambivalenza e desiderio vitale, che si scontra però continuamente contro la barriera della paura. La terza poesia, “Che io realizzi i miei sogni” di Keila de Medeiros Mendonca, infine, è orientata al futuro, ed esprime un senso irriducibile di sé e del legame con le proprie origini, accompagnato al desiderio e alla speranza di trovare un nuovo posto in cui potersi riconoscere e trovare riconoscimento.
Attraverso l’interazione con questi testi poetici, le partecipanti sono invitate a confrontarsi con le dimensioni della nostalgia, della paura e della speranza, riempiendole con il proprio immaginario. Allo stesso tempo, le tre poesie insieme sollecitano una ricomposizione narrativa di tale immaginario, incoraggiato ad articolarsi lungo l’asse temporale del passato, presente e futuro, senza perdere di vista le ambivalenze che caratterizzano l’intreccio di queste dimensioni.
Riferimenti bibliografici e approfondimenti
Bazzoni, A. (2026), Laboratori di storytelling con donne immigrate: metodi, attività e materiali, in T. de Rogatis, A. Bazzoni, A. Sgaglione, Benessere Lingue Migrazioni. Metodi integrati tra medicina narrativa e storytelling in un protocollo linguistico (edizione bilingue italiano-inglese), Siena, Studi e ricerche (edizione open access Università per Stranieri di Siena).
Caruth C. (1996), Unclaimed Experience. Trauma, Narrative and History, Baltimore MD, Johns Hopkins University Press.
de Rogatis T. (2026), La medicina narrativa, i traumi migratori e le immagini/metafore. Una introduzione ai materiali A2 e B1, in T. de Rogatis, A. Bazzoni, A. Sgaglione, Benessere Lingue Migrazioni. Metodi integrati tra medicina narrativa e storytelling in un protocollo linguistico (edizione bilingue italiano-inglese), Siena, Studi e ricerche (edizione open access Università per Stranieri di Siena).
De Micco V. (2017), Il trauma migratorio, in La ricerca - Spi Web, https://www.spiweb.it/la-ricerca/ricerca-psicoanalisi/trauma-migratorio/
Freedman, J. (2018). The uses and abuses of “vulnerability” in EU asylum and refugee protection: protecting women or reducing autonomy?, in «Papeles del CEIC», vol. 2019/1, 204, pp. 1-15. http://dx.doi.org/10.1387/pceic.19525 .
Immicreando. Racconti e poesie di migranti (2007), a cura dell’Arcidiocesi di Milano – Ufficio per la Pastorale dei Migranti, e dalla Fondazione ISMU
van der Kolk B. (2014), The Body Keeps the Score: Mind, Brain and Body in the Transformation of Trauma, London, Penguin.
