Strumento 2: La porta
Titolo
- Strumento 2: La porta
Descrizione
Questo strumento consiste in un’immagine che raffigura una porta chiusa. La porta è un simbolo trasversale e multiprospettico, che rimanda alle dimensioni della soglia, dell’attraversamento, della possibilità e dell’ignoto, ma anche della domesticità, della protezione, della separazione e del senso di intrappolamento. L’uso che se ne propone qui si concentra sull’elemento dell’immaginazione, attraverso la seguente domanda: cosa c’è, per te, dietro questa porta? Le risposte a questa domanda sono tanto varie quanto le esperienze e le personalità umane, ma assumono un ruolo particolarmente significativo in relazione a persone che, a causa della migrazione, hanno dovuto attraversare un cambiamento radicale, trovandosi a mettere in campo un grande sforzo di immaginazione per reinventare i propri modi di vita e per credere alla possibilità di un futuro, e che si sono confrontate e ancora si confrontano con ostacoli enormi e la necessità di ritessere il rapporto tra il prima e il dopo, fra ciò che hanno lasciato alle spalle, ciò che vivono nel presente e ciò che sperano, o temono, li aspetti nel futuro. Si può riporre nello spazio immaginativo oltre la porta la speranza di un futuro migliore e la soddisfazione dei propri desideri. Questo orizzonte immaginativo di speranza può essere popolato di oggetti molto concreti e ben identificati come tappe auspicate della propria vita – una casa, una famiglia, un lavoro stabile, la salute, il ritorno al proprio paese o l’inserimento in quello nuovo – o più ampi e generali – la pace, la felicità, la giustizia. D’altro canto, c’è chi dietro a questa porta non immagina proprio niente, o chi sceglie di non aprirla, perché sente che entrerebbe in un luogo minaccioso; o ancora chi usa quello spazio per un gioco di creatività: ecco che lo spazio dietro la porta si popola di cibi, giardini, mare, musica, colori.
Istruzioni e Modalità di utilizzo
L’esercizio di immaginazione proposto a partire dalla figura della porta è uno strumento preziosissimo per comprendere la traiettoria in cui si trova una persona, il tipo di attitudine emotiva rispetto agli ostacoli e la prospettiva verso l’ignoto. Di più, si tratta di un esercizio di immaginazione che favorisce il superamento di un eventuale blocco, grazie alla mobilitazione delle risorse creative della persona e quindi alla riapertura di un orizzonte che poteva sembrare interrotto o precluso. L’immagine della porta infatti facilita l’emersione del percorso che la persona ha attraversato e cosa si aspetta per il futuro, e quindi anche le risorse che è in condizione di mettere in campo per costruire tale futuro, che spaziano dalla rete famigliare alla spiritualità, dalle competenze pregresse alla capacità di apprenderne di nuove. Concentrarsi non solo sugli ostacoli (cosa che pure costituisce un passaggio fondamentale) ma anche sulle risorse, sugli orizzonti e sulla dimensione del desiderio e della speranza consente di riconoscere la persona nella sua interezza. Ciò assume particolare rilevanza nel caso di un rapporto con persone con background migratorio, in quanto nell’esperienza della migrazione le persone acquisiscono un enorme bagaglio di capacità di adattamento, di tenacia e di reinvenzione di sé. Proprio questo bagaglio rischia di perdersi quando il sistema di accoglienza non funziona e considera la persona immigrata solo dal punto di vista della vulnerabilità e dei bisogni, rischiando di così di andare a rinforzare una sua potenziale infantilizzazione, invece di supportare e valorizzare la sua capacità di agire. Come per gli altri strumenti di questo tipo, anche l’immagine della porta è da intendersi in una chiave relazionale. È importante infatti accompagnare un ascolto attento e rispettoso alla condivisione della propria esperienza, così da instaurare una relazione fondata sulla reciprocità. Ciò fornisce anche a operatori e operatrici un’occasione per riflettere sulla propria traiettoria, le proprie sfide e i propri orizzonti, e così creare un filo di natura empatica con la persona.
Riferimenti bibliografici e approfondimenti
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