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Strumento 1: La mongolfiera

Tipologia Strumento

Titolo

Strumento 1: La mongolfiera

Descrizione

Si tratta di un’immagine che rappresenta il busto di un corpo e, sopra, una testa, in forma di mongolfiera, staccata da esso. L’immagine rimanda chiaramente ma in modo evocativo alle scissioni che attraversano la persona: una fatica a concentrarsi perché i pensieri corrono da un’altra parte, a essere presenti dove ci si trova mentre il proprio senso di sé è legato a un altrove che si è lasciato indietro, a comprendere le proprie manifestazioni fisiche perché la testa è disconnessa dal sé, o al contrario a non avere tempo per i pensieri quando il corpo è impegnato nella fatica e nella stanchezza del lavoro.
È uno strumento che consente di far emergere, con grande semplicità, delicatezza e rispetto del mondo privato della persona, i pensieri che più la preoccupano in un certo momento e quindi le sfide più impegnative che sta affrontando.
Il suggerimento di utilizzo è quello di sottoporre l’immagine all’osservazione e chiederne inizialmente una descrizione: cosa raffigura? Cosa rappresenta la mongolfiera al posto della testa, staccata dal resto del corpo? Per passare poi a una proposta di interpretazione più personale: ti capita mai di sentirti così? In quali momenti? Dove va la testa, quando vola da un’altra parte? E come reagisce il corpo, quando non lo ascolti perché la testa è immersa nelle preoccupazioni? In un’ottica relazionale di reciprocità, è importante accompagnare un ascolto attento delle parole della persona con una propria messa in gioco, raccontando qualcosa di sé in risposta alla stessa immagine. 

Istruzioni e Modalità di utilizzo

Questo strumento consente in primo luogo di instaurare una relazione basata su un’interazione delicata e reciproca, attraverso la quale la persona possa sentirsi incoraggiata a riconoscere una difficoltà e nominare le sfide che sta attraversando. Ciò costituisce già una notevole acquisizione, di fronte ai blocchi causati dalle difficoltà dell’esperienza migratoria: può infatti essere molto difficile, per chi si trova immerso/a in un contesto nuovo e deve spesso contare molto sulle proprie forze, riconoscere il peso delle difficoltà e l’effetto che queste hanno sul proprio benessere nella quotidianità.

Attraverso questa semplice immagine, dunque, si può apprendere moltissimo della situazione concreta della persona, relativamente per esempio al tipo di esperienza migratoria (se e in che misura scelta o subita forzatamente), allo stato di salute, al grado di competenza linguistica e di elaborazione della differenza culturale, ai rapporti con gli affetti vicini o lontani, la presenza di altre persone a carico, allo statuto burocratico (uno degli ostacoli principali è infatti l’attesa dei documenti, che impedisce la progettazione, tiene lontani dai famigliari, e mina le possibilità lavorative e di integrazione). Di più, grazie alla natura personale della formulazione dello strumento, l’immagine consente anche di entrare in contatto con l’attitudine individuale della persona verso tali difficoltà, i diversi gradi di consapevolezza ed elaborazione della propria fatica, e la connessione fra benessere (o malessere) fisico e mentale, fra condizioni oggettive e risposta soggettiva.

Riferimenti bibliografici e approfondimenti

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Zanfrini L. e Pasini N. (a cura di) (2025), 30° rapporto sulle migrazioni 2024, Milano, Fondazione Ismu/Ets.

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