Strumento 1: L'autobiografia linguistica
Titolo
- Strumento 1: L'autobiografia linguistica
Descrizione
Si tratta di un’immagine che rimanda a un ritratto linguistico, in cui le proprie lingue vengono dipinte con colori diversi all'interno di una sagoma. Un’attività gradita non solo ai bambini, ma anche agli adulti, i quali, magari dopo una breve esitazione, svolgono il compito con grande entusiasmo e con la voglia di scrivere qualcosa sul proprio ritratto o di raccontarne la storia. Il ritratto linguistico permette alle persone interessate di avere una visione d'insieme delle loro lingue: i colori danno un tocco emotivo, le sagome aggiungono fisicità. Tali rappresentazioni costituiscono il primo approccio alla biografia linguistica repressa o soppressa: se vengono realizzati in classe o in un gruppo di studio, si crea un ambiente favorevole in cui è possibile parlare delle lingue senza vergogna o imbarazzo. La biografia linguistica, raccolta mediante un metodo creativo e multimodale, attraverso la considerazione della dimensione corporea ed emotiva del linguaggio, può essere un metodo per rielaborare l’esperienza di isolamento sociale, di paura e di rabbia, attivando un uso delle risorse linguistiche che contribuiscono a rafforzare la resilienza individuale. Il suggerimento di utilizzo è quello di proporre la silhouette come metodo di conoscenza e di approccio in una fase iniziale di lavoro. L’attività può essere preceduta da un esempio in cui si racconta la propria relazione con le lingue conosciute, insieme all’indicazione di dove si collocano nel corpo.
Istruzioni e Modalità di utilizzo
Il lavoro con l’autobiografia linguistica attiva una serie di processi virtuosi che generano delle buone pratiche come:
Riconoscere il valore della lingua d’origine
Mostrare rispetto per la lingua madre dei migranti rafforza la fiducia e favorisce la comunicazione. Anche piccoli gesti, come chiedere come si pronuncia correttamente il nome o usare alcune parole nella loro lingua, possono avere un impatto positivo.
Accogliere le emozioni legate alla lingua
Le difficoltà linguistiche possono riattivare sentimenti di frustrazione, vergogna o esclusione. È importante non concentrarsi solo sulla correttezza linguistica, ma anche sul vissuto emotivo che la persona esprime attraverso la lingua.
Promuovere un ambiente comunicativo sicuro
Usare un linguaggio semplice, chiaro e non giudicante. Evitare di correggere in modo brusco e lasciare tempo alla persona per esprimersi. La sicurezza linguistica favorisce la comprensione e la collaborazione, soprattutto nei contesti di cura.
Valorizzare il plurilinguismo come risorsa
Considerare le competenze linguistiche multiple come un elemento di ricchezza, non come un ostacolo. Il riconoscimento del plurilinguismo sostiene l’autostima della persona e promuove un’integrazione più autentica e rispettosa.
Evitare un approccio monolingue rigido
Nei contesti istituzionali o sanitari, privilegiare un modello comunicativo flessibile. L’obiettivo non è imporre la lingua del paese ospitante, ma favorire la comprensione reciproca e il benessere relazionale.
Riferimenti bibliografici e approfondimenti
de Rogatis T. (2023), Homing/Ritrovarsi. Traumi e translinguismi delle migrazioni in Morante, Hoffman, Kristof, Scego e Lahiri, Siena, Edizioni Università per Stranieri di Siena.
De Mauro T. (2018), L’educazione linguistica democratica, in S. Loiero, M. A. Marchese (a cura di), Roma-Bari, Laterza.
Thüne E., Luppi R. (2022), Lingua, identità e memoria. Il lavoro con biografie linguistiche nella didattica universitaria. Un’introduzione, in E. Thüne, R. Luppi (a cura di), Biografie linguistiche. Esempi di linguistica applicata, Bologna, Amsacta, pp. 1-14.
